Citazione di Engels, argomento Antinomie
La grande idea fondamentale, che il mondo non deve essere concepito come un complesso di cose compiute, ma come un complesso di processi (…) è entrata così largamente, specie dopo Hegel, nella coscienza comune, che in questa sua forma generale non trova quasi più contraddittori. Ma riconoscerla a parole, e applicarla concretamente, nella realtà, in ogni campo che è oggetto di indagine, sono due cose diverse.
Se però nelle ricerche si parte continuamente da questo modo di vedere, allora finisce una volta per sempre l’esigenza di soluzioni e di verità definitive; si è sempre coscienti che ogni conoscenza acquisita è necessariamente limitata, è condizionata dalle circostanze in cui la si è acquistata; ugualmente non ci si lascia più imporre dalle vecchie antinomie di vero e di falso, di buono e di cattivo, di identico e di diverso, di necessario e di casuale, antinomie che la vecchia metafisica ancor sempre in voga non è in grado di superare; si sa che queste antinomie hanno soltanto un valore relativo, che ciò che oggi viene riconosciuto come vero ha il suo lato falso, oggi nascosto ma che verrà alla luce più tardi, così come ciò che oggi è riconosciuto come falso ha il suo lato vero, grazie al quale prima poteva essere considerato vero; che ciò che si dice essere necessario si compone di pure casualità, e che il cosiddetto elemento casuale è la forma dietro cui si nasconde la necessità, e così via.

Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, pag. 58/59

1845-1846

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