Citazione di Engels, argomento Immortalità
A partire dai tempi più antichi in cui gli uomini, ancora completamente ignoranti della struttura del loro corpo ed eccitati dai loro sogni, giunsero a farsi l’idea che i loro pensieri e le loro sensazioni non fossero un’attività del loro corpo ma di una speciale anima, che abitava in questo corpo e lo abbandonava dopo la morte: a partire da allora essi dovettero formarsi delle idee circa le relazioni di quest’anima col mondo esteriore. (…)
Non è il bisogno di consolazione religiosa, ma l’imbarazzo, proveniente dalla generale ristrettezza mentale, circa quello che si dovesse fare dell’anima dopo la morte del corpo, una volta ammessa la esistenza di essa, che ha condotto alla noiosa finzione della immortalità personale.
Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, pag. 30/31
1845-1846
L’antichità era troppo schiettamente materialista, per non attribuire alla vita terrena un valore infinitamente più alto che alla vita nel regno delle ombre; presso i greci la sopravvivenza dopo la morte era considerata piuttosto come un guaio.
Engels, Sulle origini del cristianesimo, pag. 38
1894
