Lo Stato, l’ordine politico, è l’elemento subordinato, mentre la società civile, il regno dei rapporti economici, è l’elemento decisivo.
Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, pag. 68
1845-1846
La concezione tradizionale, a cui indulge anche Hegel, vedeva nello Stato l’elemento determinante, nella società civile l’elemento da esso determinato. Ciò corrisponde alle apparenze.
Come nell’uomo singolo tutti gli impulsi delle sue azioni devono, per portarlo ad agire, passare attraverso il suo cervello e trasformarsi in motivi determinanti della sua volontà, così tutti i bisogni della società civile, – qualunque sia la classe che è al potere, – devono passare attraverso la volontà dello Stato per ottenere validità generale sotto forma di leggi. Questo è il lato formale della cosa, che si comprende da sé; si tratta soltanto di sapere quale è il contenuto di questa volontà solamente formale, – tanto del singolo che dello Stato, – e da che parte viene questo contenuto; perché si vuole precisamente questo e non altro.
E se continuiamo la ricerca troviamo che nella storia moderna la volontà dello Stato è determinata in complesso dai bisogni mutevoli della società civile, dalla supremazia di questa o di quella classe, in ultima istanza dallo sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di scambio.
Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, pag. 68/69
1845-1846
Lo Stato non è in fondo che il riflesso, in forma condensata, dei bisogni economici della classe che domina la produzione.
Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, pag. 69
1845-1846
Lo Stato non costituisce un campo indipendente con una evoluzione indipendente, ma tanto la sua esistenza come la sua evoluzione si devono spiegare, in ultima istanza, con le condizioni della vita economica della società.
Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, pag. 69
1845-1846
Il potere dello Stato. Appena sorto, quest’organo si rende indipendente dalla società, e ciò tanto più quanto più diventa organo di una classe determinata, e realizza in modo diretto il dominio di questa classe.
Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, pag. 71
1845-1846
Il potere statale altro non è che l’organizzazione che le classi dominanti – proprietari fondiari e capitalisti – si sono data per proteggere i loro privilegi sociali.
Marx, Engels, La critica dell’anarchismo, pag. 411
24 gennaio 1872
Lo Stato (…) è piuttosto un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo, è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare.
Ma perché questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, sorge la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell'”ordine”; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato.
Engels, L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato, pag. 200
marzo–maggio 1884
Come lo Stato antico fu anzitutto lo Stato dei possessori di schiavi al fine di mantener sottomessi gli schiavi, così lo Stato feudale fu l’organo della nobiltà per mantenere sottomessi i contadini, servi o vincolati, e lo Stato rappresentativo moderno è lo strumento per lo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale.
Engels, L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato, pag. 202
marzo–maggio 1884
Lo Stato, poiché è nato dal bisogno di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al conflitto di queste classi, è, per regola, lo Stato della classe più potente, economicamente dominante che, per mezzo suo, diventa anche politicamente dominante e così acquista un nuovo strumento per tener sottomessa e per sfruttare la classe oppressa.
Engels, L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato, pag. 202
marzo–maggio 1884
Lo Stato non esiste dunque dall’eternità. Vi sono state società che ne hanno fatto a meno e che non avevano alcuna idea di Stato e di potere statale.
In un determinato grado di sviluppo economico, necessariamente legato alla divisione della società in classi, proprio a causa di questa divisione lo Stato è diventato una necessità.
Ci avviciniamo ora, a rapidi passi, ad uno stadio di sviluppo della produzione nel quale l’esistenza di queste classi non solo ha cessato di essere una necessità ma diventa un ostacolo effettivo alla produzione. Perciò esse cadranno così ineluttabilmente come sono sorte. Con esse cadrà ineluttabilmente lo Stato.
La società che riorganizza la produzione in base a una libera ed eguale associazione di produttori, relega l’intera macchina statale nel posto che da quel momento le spetta, cioè nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all’ascia di bronzo.
Engels, L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato, pag. 203/204
marzo–maggio 1884
Si è assuefatti fin da bambini a immaginare che gli affari comuni a tutta la società non possano venir curati altrimenti che come sono stati curati fino a quel momento, cioè per mezzo dello stato e dei suoi ben pagati funzionari. E si crede d’aver già fatto un passo estremamente audace quando ci si è liberati della fede nella monarchia ereditaria e si giura nella repubblica democratica.
Però lo stato non è in realtà che una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra, nella repubblica democratica non meno che nella monarchia.
Marx, Engels, Il partito e l’Internazionale, pag. 141
18 marzo 1891
