Citazione di Lenin, argomento Diritto
Nella prima fase della società comunista (comunemente chiamata socialismo), il “diritto borghese” non è completamente abolito, ma solo in parte, soltanto nella misura in cui la rivoluzione economica è compiuta, cioè unicamente per quanto concerne i mezzi di produzione. Il “diritto borghese” riconosce la proprietà privata su questi ultimi a individui singoli. Il socialismo ne fa una proprietà comune. In questa misura – e soltanto in questa misura – il “diritto borghese” è abolito.
Lenin, Stato e rivoluzione, pag. 126
agosto-settembre 1917
“Chi non lavora non mangia”: questo principio socialista è già realizzato; “a uguale quantità di lavoro, uguale quantità di prodotti”: quest’altro principio socialista è anch’esso già realizzato. Tuttavia ciò non è ancora il comunismo, non abolisce ancora il “diritto borghese” che attribuisce a persone disuguali e per una quantità di lavoro disuguale (di fatto disuguale) una quantità uguale di prodotti.
È un “inconveniente”, dice Marx, ma esso è inevitabile nella prima fase del comunismo, in quanto non si può pensare, senza cadere nell’utopia, che appena rovesciato il capitalismo gli uomini imparino, dall’oggi al domani, a lavorare per la società senza alcuna norma giuridica; d’altronde, l’abolizione del capitalismo non dà subito le premesse economiche per un tale cambiamento. E non vi sono altre norme, all’infuori di quelle del “diritto borghese”.
Rimane perciò la necessità di uno Stato che, mantenendo comune la proprietà dei mezzi di produzione, mantenga l’uguaglianza del lavoro e l’uguaglianza della ripartizione dei prodotti. Lo Stato si estingue nella misura in cui non ci sono più capitalisti, non ci sono più classi e quindi non è più possibile reprimere alcuna classe. Ma lo Stato non si è ancora completamente estinto, poiché rimane la salvaguardia del “diritto borghese” che consacra la disuguaglianza di fatto.
Perché lo Stato si estingua completamente occorre il comunismo integrale.
Lenin, Stato e rivoluzione, pag. 126/127
agosto-settembre 1917
Ogni diritto consiste nell’applicazione di un’unica norma a persone diverse, a persone che non sono, in realtà, nè identiche nè uguali. L’”uguale diritto” equivale quindi a una violazione dell’uguaglianza e della giustizia.
Lenin, Marx-Engels-Marxismo, pag. 326
agosto-settembre 1917
