Non è possibile garantire la vera libertà, non è possibile costruire nemmeno la democrazia, per non dire il socialismo, se le donne non partecipano al servizio civile, alla milizia, alla vita politica, se non vengono strappate all’ambiente della casa e della cucina che le abbrutisce.
Lenin, La Comune di Parigi, pag. 73
24 marzo 1917
In nessuno degli Stati capitalistici, nemmeno nella più libera delle repubbliche, le donne godono della completa parità dei diritti.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 43
19 novembre 1918
I ristoranti popolari, i nidi e i giardini d’infanzia: ecco gli esempi di questi germogli, i mezzi semplici, comuni, che non hanno nulla di pomposo, di magniloquente, di solenne, ma che sono realmente in grado di emancipare la donna, sono realmente in grado di diminuire ed eliminare, quanto alla sua funzione nella produzione e nella vita sociale, la sua diseguaglianza nei confronti dell’uomo.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 48
28 giugno 1919
La vera emancipazione della donna, il vero comunismo incomincerà soltanto allora, dove e quando incomincerà la lotta delle masse (diretta dal proletariato che tiene il timone dello Stato) contro i piccoli lavori dell’economia domestica o meglio dove incomincerà la trasformazione in massa di questa economia nella grande economia socialista.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 48
28 giugno 1919
La donna, nonostante tutte le leggi liberatrici, è rimasta una schiava della casa, perché essa è oppressa, soffocata, inebetita, umiliata dalla meschina economia domestica, chi la incatena alla cucina, ai bambini, e ne logora le forze in un lavoro bestialmente improduttivo, meschino, snervante, che inebetisce e opprime.
Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 363
28 giugno 1919
Sulla donna cade tutto il peso del lavoro domestico che, nella maggior parte dei casi, è il lavoro meno produttivo, più pesante, più barbaro. È un lavoro estremamente meschino che non può, neanche in minima misura, contribuire allo sviluppo della donna.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 55
23 settembre 1919
Nella società capitalistica la donna è talmente priva di diritti che la sua partecipazione alla politica è pressoché nulla in confronto a quella dell’uomo.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 56
23 settembre 1919
Da molto tempo, non soltanto da decine d’anni, ma da secoli, i rappresentanti di tutti i movimenti di liberazione nell’Europa occidentale hanno rivendicato l’abrogazione di queste leggi sorpassate e l’instaurazione dell’eguaglianza giuridica tra uomini, e donne, ma neanche uno degli Stati democratici europei, neanche una delle repubbliche più avanzate ha saputo soddisfare questa rivendicazione perché ove esiste il capitalismo, dove si mantiene la proprietà privata della terra, delle fabbriche e delle officine, ove si mantiene il potere del capitale, resta immutata la posizione di privilegio degli uomini.
Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 457
23 settembre 1919
Perché la donna sia completamente libera e realmente pari all’uomo, bisogna che i lavori domestici siano un servizio pubblico e che la donna partecipi al lavoro produttivo generale.
Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 459
23 settembre 1919
Si tratta di far sì che le donne non siano più oppresse dalla loro condizione domestica a differenza degli uomini.
Voi tutte sapete che, anche quando esiste una piena eguaglianza di diritti, quest’oppressione della donna continua in effetti a sussistere, perché sulla donna cade tutto il peso del lavoro domestico che, nella maggior parte dei casi, è il lavoro meno produttivo, più pesante, più barbaro. È un lavoro estremamente meschino che non può, neanche in minima misura, contribuire allo sviluppo della donna.
Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 459/460
23 settembre 1919
L’emancipazione degli operai deve essere opera degli operai stessi; anche l’emancipazione delle operaie dev’essere opera delle operaie stesse.
Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 460
23 settembre 1919
A parole, la democrazia borghese promette l’eguaglianza e la libertà, ma di fatto persino la repubblica borghese più avanzata non ha dato alla metà del genere umano, quella costituita dalle donne, la piena eguaglianza giuridica con l’uomo, né l’ha liberata dalla tutela e dall’oppressione dell’uomo.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 60
6 novembre 1919
Il proletariato non raggiungerà una completa emancipazione se non sarà prima conquistata una completa libertà per le donne.
Lenin, Opere Complete, vol. 30, pag. 335
21 febbraio 1920
Dove esistono grandi proprietari fondiari, capitalisti e commercianti, non può esistere l’eguaglianza tra uomo e donna, nemmeno di fronte alla legge.
Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 602
21 febbraio 1920
È stato detto che l’indice più importante del progresso di un popolo è lo stato giuridico della donna. C’è in questa formula una parte di profonda verità.
Lenin, Opere Complete, vol. 30, pag. 367
4 marzo 1920
Far partecipare la donna al lavoro sociale, produttivo, strapparla alla “schiavitù domestica”, liberarla dal peso degradante e umiliante, eterno ed esclusivo della cucina e della camera dei bambini: ecco qual è il compito principale.
Lenin, Opere Complete, vol. 30, pag. 368
4 marzo 1920
Senza le donne non può esistere un vero movimento di massa.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 98
autunno 1920
Noi odiamo, si, odiamo tutto ciò che tortura e opprime la donna lavoratrice, la massaia, la contadina, la moglie del piccolo commerciante e, in molti casi, la donna delle classi possidenti.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 100
autunno 1920
Disgraziatamente si può ancora dire di molti compagni: “Gratta un comunista e troverai un filisteo!”. Evidentemente dovete grattare il punto sensibile: la loro concezione della donna.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 102/103
autunno 1920
La vita domestica di una donna costituisce un sacrificio quotidiano fatto di mille nonnulla.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 103
autunno 1920
Pochissimi uomini – anche tra i proletari – si rendono conto della fatica e della pena che potrebbero risparmiare alla donna se dessero una mano “al lavoro della donna”. Ma no, ciò è contrario ai “diritti e alla dignità dell’uomo”: essi vogliono pace e comodità.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 103
autunno 1920
Trasferire alla società le funzioni educative ed economiche del nucleo familiare. Questo significa per la donna la liberazione dalla vecchia fatica massacrante della casa e dallo stato di soggezione all’uomo. Le permetterà di sviluppare in pieno il suo ingegno e le sue inclinazioni.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 104
autunno 1920
In regime capitalistico, infatti, la metà del genere umano, formata dalle donne, subisce una duplice oppressione. L’operaia e la contadina sono oppresse del capitale e, per di più, persino nelle repubbliche borghesi più democratiche, permane, in primo luogo, l’ineguaglianza con gli uomini; in secondo luogo, – e questo è la questione capitale, – esse subiscono la “schiavitù domestica”, sono “schiave della casa”, soffocate dal lavoro più meschino, più umiliante, più duro, più degradante, il lavoro della cucina, e in genere, della casa e della famiglia.
Lenin, Opere Scelte, vol. 6, pag. 368
4 marzo 1921
Quell’ignominia, quell’obbrobrio, quella viltà che è la negazione totale o parziale dei diritti alle donne, indegna sopravvivenza della servitù della gleba e del medioevo, rinvigorita dalla cupida borghesia e dalla piccola borghesia imbecille e timorosa in tutti, senza eccezione, i paesi del globo terrestre.
Lenin, Opere Scelte, vol. 6, pag. 541
14 ottobre 1921
