Le guerre sono inevitabili finché esiste il dominio di classe in generale.
Lenin, Opere Complete, vol. 8, pag. 43
14 gennaio 1905
Condannando senza appello la guerra, quale mezzo feroce per risolvere i dissensi del genere umano, la socialdemocrazia (marxismo, ndc) sa che le guerre sono inevitabili finché la società sarà divisa in classi, finché sussisterà lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Lenin, Opere Complete, vol. 8, pag. 523
10 luglio 1905
C’è guerra e guerra. Vi è la guerra che è un’avventura, la quale soddisfa gli interessi di una dinastia, gli appetiti di una cricca di saccheggiatori, persegue gli scopi degli eroi del profitto capitalistico. Vi è la guerra – la sola guerra legittima nella società capitalistica – contro gli oppressori e gli asservitori del popolo. Soltanto degli utopisti o dei filistei possono condannare, in linea di principio, questa guerra.
Lenin, Opere Complete, vol. 8, pag. 523
10 luglio 1905
Nella vita politica i mesi di guerra contano come anni.
Lenin, I giovani e il socialismo, pag. 19
15 febbraio 1902
Se il militarismo è figlio del capitalismo, le guerre non possono essere eliminate con gli intrighi dei governanti e dei diplomatici, e il compito dei socialisti (marxisti, ndc) non è di far nascere illusioni in proposito, ma, invece, di smascherare senza tregua l’ipocrisia e l’impotenza degli “atti di pace” della diplomazia.
Lenin, Opere Complete, vol. 15, pag. 194
5 agosto 1908
La guerra non scoppia per caso, non è un “peccato”, come pensano i preti cristiani (che predicano il patriottismo, l’umanità e la pace non peggio degli opportunisti), ma una tappa inevitabile del capitalismo, una forma della vita capitalistica.
Lenin, Opere Scelte, vol. 2, pag. 313
10 novembre 1914
In regime capitalistico, e specialmente nella fase imperialista, le guerre sono inevitabili.
Lenin, Opere Complete, vol. 21, pag. 145
19 febbraio 1915
L’esperienza della guerra, come l’esperienza di qualsiasi crisi nella storia, come qualsiasi grande disastro o qualsiasi svolta nella vita d’una persona, mentre istupidisce e abbatte gli uni, educa e tempra gli altri.
Lenin, La guerra imperialista, pag. 67
maggio-giugno 1915
Applicati alle guerre, i princìpi fondamentali della dialettica, che Plekhanov ha così sfrontatamente falsificato per compiacere la borghesia, consistono in questo: “la guerra è semplicemente la continuazione della politica con altri mezzi” (e precisamente con mezzi violenti). Questa definizione è dovuta a Clausewitz, uno dei maggiori scrittori di storia militare, le cui idee erano state fecondate da Hegel.
E questa fu sempre precisamente l’opinione di Marx e di Engels, i quali consideravano ogni guerra come la continuazione della politica degli Stati interessati e delle diverse classi all’interno di questi Stati, in un dato momento.
Lenin, Opere Scelte, vol. 2, pag. 342
maggio–giugno 1915
I socialisti (marxisti, ndc) hanno sempre condannato le guerre fra i popoli come cosa barbara e bestiale. Ma il nostro atteggiamento di fronte alla guerra è fondamentalmente diverso da quello dei pacifisti borghesi (fautori e predicatori della pace) e degli anarchici.
Dai primi ci distinguiamo in quanto comprendiamo l’inevitabile legame delle guerre con la lotta delle classi nell’interno di ogni paese, comprendiamo l’impossibilità di distruggere le guerre senza distruggere le classi ed edificare il socialismo, come pure in quanto riconosciamo pienamente la legittimità, il carattere progressivo e la necessità delle guerre civili, cioè delle guerre della classe oppressa contro quella che opprime, degli schiavi contro i padroni di schiavi, dei servi della gleba contro i proprietari fondiari, degli operai salariati contro la borghesia.
E dai pacifisti e dagli anarchici noi marxisti ci distinguiamo in quanto riconosciamo la necessità dell’esame storico (dal punto di vista del materialismo dialettico di Marx) di ogni singola guerra. Nella storia sono più volte avvenute delle guerre che, nonostante tutti gli orrori, le brutalità, le miserie ed i tormenti inevitabilmente connessi con ogni guerra, sono state progressive; che, cioè, sono state utili all’evoluzione dell’umanità, contribuendo a distruggere istituzioni particolarmente nocive e reazionarie (per esempio, l’autocrazia o la servitù della gleba), i più barbari dispotismi dell’Europa (quello turco e quello russo).
Lenin, Opere Scelte, vol. 2, pag. 379
luglio-agosto 1915
Credo sia teoricamente errato e nocivo nella pratica non distinguere i tipi di guerre. Noi non possiamo essere contrari alle guerre di liberazione nazionale.
Lenin, Opere Complete, vol. 35, pag. 134
estate 1915
La guerra è la continuazione, con mezzi violenti, della politica che le classi dominanti delle potenze belligeranti applicavano già molto prima dell’inizio delle ostilità. La pace è la continuazione della medesima politica, tenuto conto dei cambiamenti avvenuti, in seguito alle operazioni militari, nei rapporti delle forze avverse. La guerra di per sé non modifica la direzione a cui tendeva nel suo sviluppo la politica prima della guerra; essa non fa che affrettare questo sviluppo.
Lenin, Opere Complete, vol. 22, pag. 167
25 marzo 1916
Se, d’altra parte, si giudica “gratuitamente” che la guerra di un piccolo stato contro un gigante è senza speranza, allora risponderemo che una guerra senza speranza è pur sempre una guerra. Senza contare che il manifestarsi di certi fenomeni all’interno di questi “giganti” – per esempio lo scoppio di una rivoluzione – potrebbe mutare la guerra “senza speranza” in una guerra piena di “speranza”!
Lenin, La guerra imperialista, pag. 133
luglio 1916
Ogni guerra sostituisce al diritto la violenza aperta e immediata; ma non bisogna tuttavia dimenticare che nella storia ci sono state (e senza dubbio ci saranno ancora, dovranno esserci in avvenire) delle guerre (democratiche e rivoluzionarie) che, pur sostituendo, nel loro corso, la violenza ad ogni “diritto” e ad ogni democrazia, hanno però giovato, per il loro contenuto sociale e per le loro conseguenze, alla causa della democrazia e, quindi, del socialismo.
Lenin, Una caricatura del marxismo, pag. 42/43
agosto-settembre 1916
I socialisti (marxisti, ndc), a meno che cessino di essere socialisti (marxisti, ndc), non possono essere contro qualsiasi guerra.
Lenin, Opere Scelte, vol. 2, pag. 593
settembre 1916
Solo dopo che avremo rovesciato, definitivamente vinto ed espropriato la borghesia in tutto il mondo, e non soltanto in un paese, le guerre diventeranno impossibili.
Lenin, Opere Scelte, vol. 2, pag. 595
settembre 1916
Come scoprire, come determinare la “sostanza reale” di una guerra? La guerra è la continuazione della politica. Bisogna studiare la politica che precede la guerra, la politica che porta e che ha portato alla guerra.
Se la politica è stata imperialistica, ha difeso cioè gli interessi del capitale finanziario, ha depredato e oppresso le colonie e gli altri paesi, la guerra che scaturisce da una simile politica è imperialistica.
Se la politica è stata una politica di liberazione nazionale, ha espresso cioè il movimento delle masse contro l’oppressione straniera, la guerra che ne deriva è una guerra di liberazione nazionale.
Lenin, Opere Scelte, vol. 2, pag. 554
agosto–ottobre 1916
Se la “sostanza reale” di una guerra consiste, per esempio, nell’abolizione del giogo straniero (il che è tipico specialmente per l’Europa del periodo 1789-1871), la guerra è progressiva per lo Stato o la nazione oppressa.
Se la “sostanza reale” della guerra è la spartizione delle colonie, la divisione del bottino, il saccheggio delle terre straniere (come la guerra del 1914-1916), allora la parola d’ordine della difesa della patria è “un puro e semplice inganno del popolo”.
Lenin, Opere Scelte, vol. 2, pag. 554
agosto–ottobre 1916
La posizione proletaria consiste nel definire nettamente il carattere di classe della guerra e nell’assumere un atteggiamento irriducibilmente ostile alla guerra imperialistica, cioè ad una guerra combattuta tra gruppi di paesi capitalistici (poco importa se monarchici o repubblicani) per la spartizione del bottino capitalistico.
Lenin, Opere Complete, vol. 24, pag. 25
8 aprile 1917
Per il marxista la verità che le guerre sono condotte dai capitalisti e sono legate ai loro interessi di classe è una verità assoluta.
Lenin, Opere Scelte, vol. 4, pag. 120
27 aprile 1917
Ogni guerra è indissolubilmente connessa con il regime politico da cui deriva. È la stessa politica che una data potenza e una data classe in questa potenza ha condotto assai prima della guerra, è la stessa politica che questa classe prosegue durante la guerra, cambiando soltanto la forma della propria azione.
Lenin, Opere Scelte, vol. 4, pag. 140
14 maggio 1917
Dal punto di vista del marxismo, cioè del socialismo scientifico moderno, la questione fondamentale, per dei socialisti che discutano sulla valutazione da dare a proposito di una guerra e sull’atteggiamento da assumere nei suoi confronti, consiste nell’individuare gli obiettivi per cui questa guerra viene condotta e le classi che l’hanno preparata e diretta.
Lenin, Opere Complete, vol. 24, pag. 409
27 maggio 1917
È a tutti noto il detto di Clausewitz, uno degli autori più illustri che si siano dedicati alla filosofia della guerra e alla storia militare: “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”. Questa massima appartiene a un autore che ha analizzato la storia delle guerre e ne ha tratto i dovuti insegnamenti filosofici subito dopo l’epoca delle guerre napoleoniche.
Quest’autore, le cui idee essenziali sono divenute oggi patrimonio incontestabile di ogni uomo pensante, si batteva, ottanta anni or sono, contro l’ignaro pregiudizio filisteo secondo cui una guerra può essere avulsa dalla politica dei governi e delle classi che la conducono, o considerata una semplice aggressione che violi la pace e a cui segua la restaurazione della pace violata! Prima se le suonano e poi si riconciliano! Si tratta di una concezione grossolana e insipiente, confutata ormai da decine d’anni e smentita da ogni analisi in qualche modo attenta delle guerre di qualsiasi epoca storica.
Lenin, Opere Complete, vol. 24, pag. 410/411
27 maggio 1917
Ciò che definisce una guerra è la classe che la conduce, e non quello che sta scritto su dei pezzi di carta.
Lenin, Opere Scelte, vol. 4, pag. 184
4 giugno 1917
La guerra non è altro che politica, è la continuazione per altre vie della realizzazione degli stessi fini da parte delle stesse classi.
Lenin, Opere Scelte, vol. 4, pag. 190
9 giugno 1917
“La guerra è il prolungamento della politica” di questa o quella classe; e in ogni società divisa in classi, schiavistica, feudale, o capitalistica, vi sono state guerre che hanno continuato la politica delle classi oppressive, ma vi sono state anche guerre che hanno continuato la politica delle classi oppresse.
Lenin, Opere Complete, vol. 26, pag. 149
6-8 ottobre 1917
Abolire la guerra significa vincere il capitale.
Lenin, Opere Complete, vol. 26, pag. 330
25 novembre 1917
Un monarca prussiano del secolo XVIII disse una frase intelligente: “Se i nostri soldati capissero per che cosa combattiamo, non si potrebbe più fare una guerra”.
Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 212
17 aprile 1919
Il capitalismo ha concentrato tutte le ricchezze della terra nelle mani di alcuni Stati e si è spartito il globo fino all’ultima spanna. Così, una nuova spartizione, un nuovo arricchimento può avvenire solo a spese degli altri, solo a spese di un altro Stato. Ma questo problema può essere risolto soltanto con la forza. E quindi la guerra tra i predoni mondiali è diventata inevitabile.
Lenin, Opere Complete, vol. 28, pag. 78
23 agosto 1918
Non si possono accusare i singoli individui dello scoppio della guerra.
Lenin, Opere Complete, vol. 28, pag. 78
23 agosto 1918
Senza il rovesciamento rivoluzionario del capitalismo, nessuna corte arbitrale internazionale, nessuna trattativa sulla riduzione degli armamenti, nessuna riorganizzazione “democratica” della Società delle Nazioni potrà salvare il genere umano da nuove guerre imperialistiche.
Lenin, Opere Scelte, vol. 6, pag. 117
20 luglio 1920
Le guerre reazionarie imperialistiche sono inevitabili in tutti gli angoli della terra.
Lenin, Opere Scelte, vol. 6, pag. 663
27 marzo 1922
