Citazione di Lenin, argomento Libertà e uguaglianza
Chi riconosce la lotta di classe, deve riconoscere che in una repubblica borghese, foss’anche la più libera e la più democratica, la “libertà” e l’”eguaglianza” non potevano essere e non sono mai state altro che espressione di eguaglianza e libertà fra possessori di merci, di eguaglianza e libertà del capitale. Marx lo ha spiegato mille volte in tutte le sue opere e soprattutto nel Capitale.

Lenin, Opere Complete, vol. 29, pag. 345

23 giugno 1919

“Libertà ed eguaglianza” nel regime borghese (cioè finché esiste la proprietà privata della terra e dei mezzi di produzione) e nella democrazia borghese restano soltanto formali; in realtà esse significano schiavitù salariata degli operai (formalmente liberi, formalmente aventi gli stessi diritti) e potere assoluto del capitale, oppressione del capitale sul lavoro. Questo è l’abbiccì del socialismo.

Lenin, Opere Complete, vol. 29, pag. 345/346

23 giugno 1919

Eguaglianza di quale sesso con quale sesso? Di quale nazione con quale nazione? Di quale classe con quale classe? Libertà da quale giogo o dal giogo di quale classe? Libertà per quale classe?
Chi parla di politica, di democrazia, di libertà, di eguaglianza, di socialismo, senza porre queste domande e senza metterle in primo piano, senza lottare contro i tentativi di nascondere, di simulare, di offuscare questi problemi, è il peggior nemico dei lavoratori.

Lenin, Opere Complete, vol. 30, pag. 102

6 novembre 1919

La dittatura del proletariato è l’unico mezzo per lottare vittoriosamente contro questa base, l’unica via che conduce alla distruzione delle classi, senza la quale non si può neanche parlare di vera libertà per la personalità umana – e non per il proprietario – di una vera uguaglianza, in senso sociale-politico, dell’uomo con l’uomo e non dell’uguaglianza ipocrita del possidente e del nullatenente, del sazio e dell’affamato, dello sfruttatore e dello sfruttato.

Lenin, Sul movimento operaio italiano, pag. 163

4 novembre–11 dicembre 1920

Fin quando non sono distrutte le classi, qualsiasi discorso sulla libertà e sull’uguaglianza in generale è soltanto un modo di ingannare se stessi e gli operai, nonché tutti i lavoratori e gli sfruttati dal capitale, ed è in ogni caso una difesa degli interessi della borghesia.
Fin quando non sono distrutte le classi, a ogni ragionamento sulla libertà e sull’uguaglianza bisogna opporre la domanda: libertà per quale classe? e per quale uso? uguaglianza tra quali classi? e in che senso precisamente? Eludere questa domanda, in modo diretto o indiretto, consapevole o inconsapevole, significa inevitabilmente difendere gli interessi della borghesia, gli interessi del capitale, gli interessi degli sfruttatori.
La parola d’ordine della libertà e dell’uguaglianza, quando non si fa cenno a questi problemi, alla proprietà privata dei mezzi di produzione, è una menzogna e un’ipocrisia della società borghese, che dietro il riconoscimento formale della libertà e dell’uguaglianza nasconde di fatto l’illibertà e la disuguaglianza economiche per gli operai, per tutti i lavoratori e gli sfruttati dal capitale, cioè per la stragrande maggioranza della popolazione in tutti i paesi capitalistici.

Lenin, Opere Complete, vol. 31, pag. 372/373

11 dicembre 1920

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