Citazione di Lenin, argomento Parlamentarismo
È ingenuo considerare il parlamentarismo “in forma pura”, come “idea”, e non nella sua sostanza reale.

Lenin, Opere Complete, vol. 10, pag. 281

aprile 1906

Gli anarchici negano la partecipazione ai parlamenti in assoluto, in qualsiasi circostanza. I socialdemocratici (marxisti, ndc) sono invece favorevoli a utilizzare la lotta parlamentare, a prendervi parte, ma essi denunciano implacabilmente il “cretinismo parlamentare”, ossia la fiducia nella lotta parlamentare come unica forma, o come forma in ogni condizione principale, di lotta politica.

Lenin, Opere Complete, vol. 10, pag. 336

maggio 1906

La socialdemocrazia (marxismo, ndc) considera il parlamentarismo (partecipazione ad assemblee rappresentative) come uno dei mezzi per illuminare e educare il proletariato e organizzarlo in un partito di classe autonomo, come uno degli aspetti della lotta politica per l’emancipazione degli operai.

Lenin, Opere Complete, vol. 11, pag. 257

ottobre 1906

Con tutte le sue forze, in tutti i modi possibili e in ogni occasione la borghesia cerca di mettere i paraocchi agli operai, affinché essi non vedano perché il parlamentarismo è un’arme dell’oppressione borghese e non si rendano conto del suo significato storico contingente.

Lenin, Opere Complete, vol. 11, pag. 258

ottobre 1906

C’è parlamentarismo e parlamentarismo.
Gli uni approfittano dell’arena parlamentare per manifestare il loro servilismo verso il loro governo (…) Gli altri si servono del parlamentarismo per rimanere rivoluzionari sino alla fine, per compiere il loro dovere di socialisti (marxisti, ndc) e di internazionalisti anche nelle peggiori condizioni. (…) Gli uni servono la borghesia, gli altri il proletariato.

Lenin, Sul movimento operaio italiano, pag. 37

estate 1915

Decidere una volta ogni qualche anno qual membro della classe dominante debba opprimere, schiacciare il popolo nel Parlamento: – ecco la vera essenza del parlamentarismo borghese, non solo nelle monarchie parlamentari costituzionali, ma anche nelle repubbliche le più democratiche.

Lenin, Stato e rivoluzione, pag. 81

agosto-settembre 1917

Ministri e parlamentari di professione, traditori del proletariato e socialisti “d’affari” dei nostri tempi hanno abbandonato agli anarchici il monopolio della critica del parlamentarismo e per questa ragione, di una sorprendente sensatezza, hanno qualificato di “anarchismo” qualsiasi critica del parlamentarismo!

Lenin, Stato e rivoluzione, pag. 81

agosto-settembre 1917

Utilizzare il parlamentarismo (…) non consiste affatto nel perdere tempo prezioso con i rappresentanti del putridume, ma nell’insegnare alle masse additando loro il putridume.

Lenin, Opere Complete, vol. 26, pag. 40

7 ottobre 1917

Noi non possiamo concepire una democrazia, sia pure una democrazia proletaria, senza istituzioni rappresentative, ma possiamo e dobbiamo concepirla senza parlamentarismo.

Lenin, La Comune di Parigi, pag. 102

agosto-settembre 1917

Il parlamento borghese, sia pure il più democratico nella repubblica più democratica, nella quale permanga la proprietà dei capitalisti e il loro potere, è la macchina di cui un pugno di sfruttatori si serve per schiacciare milioni di lavoratori.
I socialisti (marxisti, ndc), lottando per emancipare i lavoratori dallo sfruttamento, hanno dovuto utilizzare i parlamenti borghesi, come una tribuna, come una delle basi per la propaganda, per l’agitazione, per l’organizzazione, fino a che la nostra lotta è rimasta entro i limiti del regime borghese.

Lenin, Opere Complete, vol. 28, pag. 437

21 gennaio 1919

Limitarsi al parlamentarismo borghese, alla democrazia borghese, abbellire questa democrazia come “democrazia” in generale, celarne il carattere borghese, dimenticare che il suffragio universale, fino a che perdura la proprietà dei capitalisti, è solo una delle armi dello Stato borghese, significa tradire vergognosamente il proletariato, passare dalla parte del suo nemico di classe, dalla parte della borghesia, significa essere un traditore e un rinnegato.

Lenin, Opere Complete, vol. 28, pag. 437

21 gennaio 1919

Nei vecchi paesi parlamentari la borghesia ha imparato perfettamente a servirsi dell’ipocrisia e a ingannare il popolo in mille modi, facendo passare il parlamentarismo borghese per “democrazia in generale” o per “democrazia pura”, e così via, nascondendo abilmente i milioni di legami fra il parlamento e la Borsa e i capitalisti, servendosi della stampa venale, e facendo leva con tutti i mezzi sulla forza del denaro, sul potere del capitale.

Lenin, Opere Complete, vol. 29, pag. 514

28 agosto 1919

Soltanto dei mascalzoni o dei semplicioni possono credere che il proletariato debba prima conquistare la maggioranza alle elezioni effettuate sotto il giogo della borghesia, sotto il giogo della schiavitù salariata, e poi conquistare il potere.
È il colmo della stupidità o dell’ipocrisia; ciò vuol dire sostituire alla lotta di classe e alla rivoluzione le elezioni fatte sotto il vecchio regime, sotto il vecchio potere.

Lenin, Opere Complete, vol. 30, pag. 46

10 ottobre 1919

Il proletariato non può vincere senza conquistare la maggioranza della popolazione. Ma limitare o condizionare questa conquista al raggiungimento della maggioranza dei voti nelle elezioni, sotto il dominio della borghesia, significa dar prova di incurabile ristrettezza mentale o semplicemente ingannare gli operai.

Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 538

16 dicembre 1919

La partecipazione al parlamento borghese è necessaria al partito del proletariato rivoluzionario per l’educazione delle masse, che si compie attraverso le elezioni e la lotta dei partiti nel parlamento. Ma limitare la lotta delle classi alla lotta all’interno del parlamento o considerare quest’ultima come la forma più elevata, decisiva, come la forma che subordina a sé tutte le altre forme di lotta, significa mettersi di fatto dalla parte della borghesia contro il proletariato.

Lenin, Opere Complete, vol. 30, pag. 243

16 dicembre 1919

“Prima, conservando la proprietà privata, conservando cioè il giogo e il potere del capitale, la maggioranza della popolazione si pronunci per il partito del proletariato. Soltanto allora questo potrà e dovrà prendere il potere”. Così parlano quei democratici piccolo-borghesi che sono di fatto i servitori della borghesia e che si chiamano “socialisti”.

Lenin, Opere Complete, vol. 30, pag. 243/244

16 dicembre 1919

Dittatura del proletariato vuol dire rovesciamento della borghesia ad opera di una classe, il proletariato, e precisamente la sua avanguardia rivoluzionaria.
Esigere che quest’avanguardia conquisti in precedenza la maggioranza del popolo mediante elezioni ai parlamenti borghesi, alle assemblee costituenti borghesi, ecc., cioè mediante elezioni che si svolgano mentre esiste la schiavitù salariata, mentre esistono gli sfruttatori e sotto la loro oppressione, mentre esiste la proprietà privata dei mezzi di produzione, esigerlo o supporlo significa in realtà abbandonare completamente il punto di vista della dittatura del proletariato per passare di fatto al punto di vista della democrazia borghese.

Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 559

marzo 1920

Il parlamentarismo è una forma di lavoro; il giornalismo, un’altra. Il contenuto può in ambedue essere comunista e deve essere comunista, se coloro che lavorano nell’uno e nell’altro campo sono veramente comunisti, sono veramente membri del partito proletario di massa.
Ma nell’uno come nell’altro campo – e in qualsiasi sfera di lavoro in regime capitalistico e durante la transizione dal capitalismo al socialismo – è impossibile evitare queste difficoltà, questi compiti particolari che il proletariato deve superare e risolvere per utilizzare, ai propri fini, le persone provenienti dall’ambiente borghese, per vincere i pregiudizi e le influenze intellettuali borghesi, per fiaccare la resistenza dell’ambiente piccolo-borghese (e in seguito trasformarlo completamente).

Lenin, L’estremismo malattia infantile del comunismo, pag. 184/185

12 maggio 1920

La puerilità della “negazione” della partecipazione al parlamento sta appunto nel credere di “risolvere”, in questo modo “semplice” e “facile” e pseudorivoluzionario, il difficile problema della lotta contro le influenze democratiche borghesi in seno al movimento operaio, mentre in realtà si fugge soltanto la propria ombra, si chiudono soltanto gli occhi davanti alla difficoltà e si cerca soltanto di liberarsene con delle parole.
Il carrierismo più sfacciato, l’utilizzazione borghese dei posticini parlamentari, la sfacciata contraffazione riformista del lavoro parlamentare, il volgare consuetudinarismo piccolo-borghese: tutti questi sono, senza dubbio, i tratti caratteristici abituali e prevalenti che il capitalismo genera dovunque e non soltanto fuori, ma anche entro il movimento operaio. Ma il capitalismo e l’ambiente borghese da esso creato (e che perfino dopo l’abbattimento della borghesia scompare soltanto con molta lentezza perché i contadini rinnovano sempre la borghesia) producono, assolutamente in tutti i campi del lavoro e della vita, un carrierismo borghese, uno sciovinismo nazionalista, una grettezza piccolo-borghese, ecc. sostanzialmente identici e che differiscono solo per insignificanti varietà di forma.
Voi sembrate a voi stessi “terribilmente rivoluzionari”, o cari astensionisti e antiparlamentaristi, ma in realtà vi siete spaventati per le difficoltà relativamente piccole della lotta contro le influenze borghesi in seno al movimento operaio, mentre la vostra vittoria – cioè l’abbattimento della borghesia e la conquista del potere politico da parte del proletariato – creerà quelle stesse difficoltà in misura ancora maggiore, incommensurabilmente maggiore.

Lenin, L’estremismo malattia infantile del comunismo, pag. 185/186

12 maggio 1920

Certo, sotto il dominio della borghesia è molto “difficile” vincere le abitudini borghesi nel nostro partito, cioè nel partito operaio (…) è “difficile” creare in un parlamento borghese un gruppo comunista interamente degno della classe operaia; è “difficile” ottenere che i parlamentari comunisti non si balocchino con i gingilli parlamentari borghesi, ma svolgano l’urgente lavoro di propaganda, di agitazione e di organizzazione fra le masse. Tutto ciò è “difficile”, non c’è dubbio (…)
Ma tutte queste sono “difficoltà” veramente puerili di fronte ai compiti, assolutamente dello stesso genere, che il proletariato dovrà inevitabilmente adempiere per vincere, durante la rivoluzione proletaria e dopo aver conquistato il potere politico. In confronto a tali compiti, realmente giganteschi, che si pongono durante la dittatura del proletariato, quando bisogna rieducare milioni di contadini e di piccoli padroni, centinaia di migliaia di impiegati, di funzionari, di intellettuali borghesi, subordinarli tutti allo Stato proletario e alla direzione proletaria, vincere le loro abitudini e tradizioni borghesi, di fronte a questi compiti giganteschi, è un gioco puerile formare in regime borghese, in un parlamento borghese, il gruppo parlamentare, effettivamente comunista, del vero partito proletario.

Lenin, L’estremismo malattia infantile del comunismo, pag. 187/188

12 maggio 1920

In tutti i paesi capitalistici esistono elementi arretrati della classe operaia i quali sono convinti che il parlamento è la vera rappresentanza del popolo.

Lenin, Sul movimento operaio italiano, pag. 145

2 agosto 1920

Noi siamo costretti a condurre anche nel parlamento la lotta per la distruzione del parlamento.

Lenin, Sul movimento operaio italiano, pag. 145

2 agosto 1920

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