Citazione di Lenin, argomento Propaganda atea
Il marxista è tenuto a porre in primo piano il buon esito dello sciopero, deve reagire con energia alla divisione degli operai – durante questa lotta – in atei e cristiani, deve battersi con fermezza contro questa scissione.
La propaganda atea può risultare in queste circostanze superflua e nociva, non per le considerazioni filistee del non spaventare gli strati arretrati, del perdere un mandato alle elezioni, ecc., ma sotto il profilo del progresso reale della lotta di classe, che, nella società capitalistica moderna, condurrà gli operai cristiani alla socialdemocrazia e all’ateismo cento volte meglio di quanto possa farlo la pura e semplice predicazione atea.

Lenin, Opere Scelte, vol. 2, pag. 48

13 maggio 1909

Il marxista deve essere materialista, ossia nemico della religione, ma materialista dialettico, che pone cioè la causa della lotta contro la religione non su un piano astratto, non sul piano puramente teorico di una predicazione sempre uguale a se stessa, ma in concreto, sul piano della lotta di classe, che conduce di fatto ed educa le masse più e meglio d’ogni altra cosa.

Lenin, Opere Scelte, vol. 2, pag. 48

13 maggio 1909

La propaganda atea della socialdemocrazia (marxisti, ndc) deve essere subordinata al suo compito fondamentale, ossia allo sviluppo della lotta di classe delle masse sfruttate contro gli sfruttatori.
Chi non ha riflettuto a fondo sui principi del materialismo dialettico, cioè della filosofia di Marx e di Engels, può non comprendere (o, quanto meno, non comprendere di colpo) questa tesi. Ma come? Subordinare la propaganda ideale, la predicazione di certe idee, la lotta contro il millenario nemico della cultura e del progresso (ossia contro la religione) alla lotta di classe, cioè alla lotta per determinati fini pratici in campo economico e politico?
Quest’obiezione rientra fra quelle mosse comunemente al marxismo e che attestano la totale incomprensione della dialettica marxista. La contraddizione che turba chi formula queste obiezioni è la viva contraddizione della vita reale, cioè una contraddizione dialettica, non verbale né inventata. Separare con una barriera rigida e insormontabile la propaganda teorica dell’ateismo, cioè la distruzione delle credenze religiose in determinati strati del proletariato, dall’esito, dall’andamento e dalle condizioni della lotta di classe di questi strati significa ragionare in modo non dialettico; significa trasformare in una rigida barriera quella che è invece una barriera mobile e relativa; significa scindere con la violenza ciò che è inscindibilmente connesso nella realtà della vita.

Lenin, Opere Complete, vol. 15, pag. 385

26 maggio 1909

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