Quando la società è organizzata in modo che un’infima minoranza dispone della ricchezza e del potere, mentre la massa non conosce che “privazioni” e “gravosi doveri”, è del tutto naturale che la simpatia degli sfruttatori vada ad una religione che insegna a sopportare, “senza mormorare”, l’inferno terrestre per un paradiso che esiste, a quanto si dice, in cielo.
Lenin, Opere Complete, vol. 5, pag. 312
1 febbraio 1902
La religione è una delle forme dell’oppressione spirituale che grava dappertutto sulle masse popolari, schiacciate dal continuo lavoro per gli altri, dal bisogno e dall’isolamento.
La debolezza delle classi sfruttate nella lotta contro gli sfruttatori genera inevitabilmente la credenza in una vita migliore nell’oltretomba, allo stesso modo che la debolezza del selvaggio nella lotta contro la natura genera la credenza negli dei, nei diavoli, nei miracoli, ecc.
Lenin, Opere Complete, vol. 10, pag. 73
3 dicembre 1905
La religione predica l’umiltà e la rassegnazione nella vita terrena a coloro che trascorrono tutta l’esistenza nel lavoro e nella miseria, consolandoli con la speranza di una ricompensa celeste. Invece, a coloro che vivono del lavoro altrui la religione insegna la carità in questo mondo, offrendo così una facile giustificazione alla loro esistenza di sfruttatori e vendendo loro a buon mercato i biglietti d’ingresso nel regno della beatitudine celeste.
Lenin, Opere Complete, vol. 10, pag. 74
3 dicembre 1905
La religione è una specie di acquavite naturale, nella quale gli schiavi del capitale annegano la loro personalità umana e le loro rivendicazioni di una vita in qualche misura degna di uomini.
Lenin, Opere Complete, vol. 10, pag. 74
3 dicembre 1905
La religione dev’essere dichiarata un affare privato: con queste parole si definisce per solito l’atteggiamento dei socialisti verso la religione. Ma bisogna chiarire esattamente il significato di queste parole per evitare ogni malinteso.
Noi esigiamo che la religione sia un affare privato nei confronti dello Stato, ma non possiamo in alcun modo considerarla un affare privato nei confronti del nostro partito. Lo Stato non deve avere a che fare con la religione, le associazioni religiose non devono essere legate al potere statale. Ognuno dev’essere assolutamente libero di professare qualsivoglia religione o di non riconoscerne alcuna, cioè di essere ateo, come è, in genere, ogni socialista. Non si può tollerare una sola differenza nei diritti dei cittadini che sia motivata da credenze religiose. Qualsiasi menzione della confessione religiosa dei cittadini negli atti ufficiali dev’essere assolutamente soppressa.
Nessuna sovvenzione statale dev’essere elargita alla Chiesa nazionale e alle associazioni confessionali e religiose, che devono diventare associazioni di cittadini-correligionari, completamente libere e indipendenti dal potere statale.
Lenin, Opere Complete, vol. 10, pag. 74
3 dicembre 1905
Dimenticare che l’oppressione religiosa del genere umano non è che il prodotto e il riflesso dell’oppressione economica in seno alla società sarebbe dar prova di angustia mentale borghese.
Lenin, Opere Complete, vol. 10, pag. 76
3 dicembre 1905
Diffondere la concezione scientifica del mondo è cosa che faremo sempre, combattere l’incoerenza di certi “cristiani” è per noi necessario; ma ciò non significa affatto che bisogna portare la questione religiosa in primo piano, in un posto che non le compete.
Lenin, Opere Complete, vol. 10, pag. 77
3 dicembre 1905
La schiavitù economica, causa reale dell’abbrutimento religioso dell’umanità.
Lenin, Opere Complete, vol. 10, pag. 77
3 dicembre 1905
Una delle cose più ignobili che sono al mondo, ovvero la religione, la tendenza a sostituire i papi-funzionari di Stato con i papi per convinzione, ovvero la cultura del clericalismo, la più raffinata e, per questo, la più disgustosa.
Lenin, Scritti su Tolstoj, pag. 22
1908
Tutte le religioni e le chiese moderne, le associazioni religiose di ogni genere, sono sempre considerate dal marxismo come strumenti della reazione borghese, che servono a difendere lo sfruttamento e l’abbrutimento della classe operaia.
Lenin, Marx-Engels-Marxismo, pag. 220
26 maggio 1909
“La religione è l’oppio del popolo”: questo detto di Marx è la pietra angolare di tutta la concezione marxista in materia di religione. Tutte le religioni e Chiese moderne, tutte le organizzazioni religiose d’ogni tipo sono sempre considerate dal marxismo quali organi della reazione borghese, quali mezzi di difesa dello sfruttamento e dell’abbrutimento della classe operaia.
Lenin, Opere Complete, vol. 15, pag. 381
26 maggio 1909
La socialdemocrazia (marxismo, ndc) fonda tutta la sua concezione del mondo sul socialismo scientifico, cioè sul marxismo. Fondamento filosofico del marxismo, come hanno più volte affermato Marx e Engels, è il materialismo dialettico, che ha pienamente accolto le tradizioni storiche del materialismo del XVIII secolo in Francia e di Feuerbach (prima metà del XIX secolo) in Germania, materialismo assolutamente ateo, nettamente ostile a ogni religione.
Lenin, Opere Complete, vol. 15, pag. 381
26 maggio 1909
Engels esigeva che il partito operaio imparasse a lavorare con pazienza per organizzare ed educare il proletariato, a svolgere cioè un lavoro che conduce all’estinzione della religione, e non si gettasse nell’avventura di una guerra politica contro la religione.
Lenin, Opere Complete, vol. 15, pag. 382
26 maggio 1909
Solo la lotta di classe delle masse operaie, impegnando in tutti i sensi i più vasti strati del proletariato nella prassi sociale cosciente e rivoluzionaria, può emancipare realmente le masse oppresse dal giogo della religione, mentre proclamare la guerra alla religione quale compito politico del partito operaio è ciarlataneria anarchica.
Lenin, Opere Complete, vol. 15, pag. 382
26 maggio 1909
La socialdemocrazia (marxisti, ndc) considera la religione come un affare privato di fronte allo Stato, ma non di fronte a sé stessa, al marxismo, al partito operaio.
Lenin, Opere Complete, vol. 15, pag. 383
26 maggio 1909
Il marxismo è materialismo. Come tale, esso è altrettanto implacabilmente ostile alla religione quanto il materialismo degli enciclopedisti del XVIII secolo o il materialismo di Feuerbach. Su questo non c’è il minimo dubbio.
Però, il materialismo dialettico di Marx e di Engels sorpassa gli enciclopedisti e Feuerbach, in quanto applica la filosofia materialistica alla storia, alle scienze sociali. Noi dobbiamo batterci contro la religione. E’ questo l’abbicci di tutto il materialismo e, quindi, anche del marxismo.
Ma il marxismo non è un materialismo che si arresti all’abbicci. Il marxismo va oltre. E dice: bisogna saper lottare contro la religione e per questo bisogna spiegare materialisticamente l’origine della fede e della religione nelle masse. Non si può circoscrivere la lotta contro la religione all’astratta predicazione ideologica; non la si può ridurre a questa predicazione; bisogna collegare la lotta alla prassi concreta del movimento di classe che tende a liquidare le radici sociali della religione.
Lenin, Opere Complete, vol. 15, pag. 384
26 maggio 1909
Perché mai la religione esiste negli strati arretrati del proletariato urbano, in vasti strati del semiproletariato e nelle masse contadine? Per l’ignoranza del popolo, risponde Il progressista borghese, il radicale, il materialista borghese. E quindi abbasso la religione, viva l’ateismo; il nostro compito principale consiste nel diffondere le idee atee. Il marxista dice: questo è falso. Questa posizione è una specie di illuminismo superficiale, limitato in senso borghese. Quest’opinione non spiega con sufficiente profondità, su un piano materialistico, ma invece idealistico, le radici della religione.
Nei paesi capitalistici moderni queste radici sono principalmente sociali. L’oppressione sociale delle masse lavoratrici, la loro apparente totale impotenza dinanzi alle forze cieche del capitalismo, che causano ogni giorno e ogni ora sofferenze mille volte più terribili, tormenti assai più selvaggi per i semplici operai di tutte le calamita come le guerre, i terremoti, ecc.: ecco dove sta oggi la radice più profonda della religione.
“La paura ha creato gli dei”. La paura di fronte alla forza cieca del capitale, che è cieca perché non può essere prevista dalle masse popolari e che in ogni momento della vita del proletario e del piccolo proprietario minaccia di condurlo e lo conduce alla catastrofe “improvvisa”, “inaspettata”, “accidentale”, che lo rovina, lo trasforma in mendicante, in povero, in prostituta, che lo riduce a morire di fame: ecco la radice della religione moderna, che il materialista deve tener presente, prima di tutto e soprattutto, se non vuol restare un materialista da prima elementare.
Nessun libro di divulgazione potrà sradicare la religione dalle masse abbrutite dalla galera capitalistica, soggette alle cieche forze devastatrici del capitalismo, fino a che queste masse non avranno imparato esse stesse a lottare in modo unitario, organizzato, pianificato e cosciente contro questa radice della religione, contro il potere del capitale in tutte le sue forme.
Lenin, Opere Complete, vol. 15, pag. 384/385
26 maggio 1909
Proclamare che la guerra alla religione è un compito politico del partito operaio non è che una frase anarchica.
Lenin, Marx-Engels-Marxismo, pag. 221
maggio 1909
Feuerbach mostrava giustamente a coloro che difendevano la religione adducendo che essa consola l’uomo, il carattere reazionario della consolazione: chi consola lo schiavo, invece di spingerlo alla ribellione contro la schiavitù, aiuta i proprietari di schiavi.
Lenin, Opere Complete, vol. 21, pag. 208
maggio-giugno 1915
I pregiudizi religiosi vanno combattuti con estrema prudenza; coloro che, nel corso di questa lotta, offendono il sentimento religioso ci procurano grave danno. Bisogna lottare per mezzo della propaganda e dell’istruzione.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 44
19 novembre 1918
La sorgente più profonda dei pregiudizi religiosi è nella miseria e nell’ignoranza: contro questi mali dobbiamo batterci.
Lenin, L’emancipazione della donna, pag. 44
19 novembre 1918
Feuerbach ha risposto assai pertinentemente a coloro che difendono la religione come fonte di “consolazione” per gli uomini, che consolare uno schiavo è un’occupazione vantaggiosa per i proprietari di schiavi, mentre il vero amico degli schiavi insegna loro lo sdegno, la rivolta, l’abbattimento del giogo, e non li “consola” affatto.
Lenin, Opere Scelte, vol. 5, pag. 427
luglio 1919
