Citazione di Lenin, argomento Rivoluzionari
È un rivoluzionario non colui che diventa rivoluzionario quando scoppia la rivoluzione, ma colui che, durante il massimo imperversare della reazione e i maggiori tentennamenti dei liberali e dei democratici, difende i principi e le parole d’ordine della rivoluzione.

Lenin, Opere Complete, vol. 19, pag. 210

15 giugno 1913

Non basta essere rivoluzionario e fautore del socialismo o comunista in generale. Bisogna saper trovare in ogni particolare momento il particolare anello della catena a cui bisogna aggrapparsi con tutte le forze, per reggere tutta la catena e preparare un sicuro passaggio all’anello successivo; e l’ordine degli anelli, la loro forma, il loro concatenarsi, i tratti che li distinguono l’uno dall’altro nella catena storica degli avvenimenti, non sono così semplici né così grossolani come in una comune catena forgiata da un fabbro.

Lenin, Opere Scelte, vol. 4, pag. 685

13–26 aprile 1918

Se non sai adattarti, se non sei disposto a strisciare sul ventre, nel fango, non sei un rivoluzionario, ma un chiacchierone.

Lenin, Opere Complete, vol. 27, pag. 87

7 marzo 1918

Non è difficile essere un rivoluzionario quando la rivoluzione è già scoppiata e divampa, quando un sacco di gente aderisce alla rivoluzione, per una semplice inclinazione, per seguire la moda, talvolta anche per ragioni di carriera personale. Anzi, dopo la vittoria, il proletariato va incontro a fatiche durissime e subisce sofferenze, per così dire, tormentose per “liberarsi” di questi pseudo-rivoluzionari.
È cosa molto più difficile – e molto più preziosa – saper essere rivoluzionari quando non esistono ancora le condizioni per una lotta diretta, aperta, realmente di massa, realmente rivoluzionaria.

Lenin, Opere Scelte, vol. 6, pag. 67

27 aprile 1920

Per un vero rivoluzionario il pericolo più grande, fors’anche l’unico, è l’esagerazione rivoluzionaria, l’oblio dei limiti e delle condizioni che rendono opportuna ed efficace l’applicazione dei metodi rivoluzionari.
È qui che i veri rivoluzionari si sono più spesso rotti l’osso del collo, quando si sono messi a scrivere la parola “rivoluzione” con la maiuscola, a far della “rivoluzione” qualcosa di quasi divino, a perdere la testa, a perdere la facoltà di riflettere col massimo sangue freddo e a mente chiara, di pesare, di verificare in quale momento, in quali circostanze, in quale campo d’azione bisogna sapere agire in modo rivoluzionario, e in quale momento, in quali circostanze, in quale campo d’azione bisogna saper passare all’azione riformista.

Lenin, Opere Scelte, vol. 6, pag. 565

5 novembre 1921

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