L’esistenza della religione è l’esistenza di un difetto.
Marx, La questione ebraica, pag. 11
autunno 1843
L’uomo si emancipa politicamente dalla religione confinandola dal diritto pubblico al diritto privato.
Marx, La questione ebraica, pag. 17
autunno 1843
L’emancipazione dello Stato dalla religione non è l’emancipazione dell’uomo reale dalla religione.
Marx, La questione ebraica, pag. 25
autunno 1843
La religione è proprio il riconoscersi dell’uomo in modo indiretto, attraverso un mediatore.
Marx [et al.], Annali franco-tedeschi, pag. 268
autunno 1843
Il fondamento della critica irreligiosa è: l’uomo fa la religione, e non la religione l’uomo. Infatti, la religione è la coscienza di sé e il sentimento di sé dell’uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso.
Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, pag. 161
fine 1843–gennaio 1844
La critica della religione è il presupposto di ogni critica.
Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, pag. 161
fine 1843–gennaio 1844
La miseria religiosa è insieme l’espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito.
Essa è l’oppio del popolo.
Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, pag. 161/162
fine 1843–gennaio 1844
Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni.
La critica della religione, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l’aureola.
Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, pag. 162
fine 1843–gennaio 1844
La critica della religione disinganna l’uomo affinché egli pensi, operi, dia forma alla sua realtà come un uomo disincantato e giunto alla ragione, affinché egli si muova intorno a sé stesso e perciò, intorno al suo sole reale.
La religione è soltanto il sole illusorio che si muove intorno all’uomo, fino a che questi non si muove intorno a sé stesso.
Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, pag. 162
fine 1843–gennaio 1844
La critica della religione finisce con la dottrina per cui l’uomo è per l’uomo l’essenza suprema, dunque con l’imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti nei quali l’uomo è un essere degradato, assoggettato, abbandonato, spregevole, rapporti che non si possono meglio raffigurare che con l’esclamazione di un francese di fronte ad una progettata tassa sui cani: poveri cani! Vi si vuole trattare come uomini!
Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, pag. 168
fine 1843–gennaio 1844
La religione è per noi non più il fondamento, ma solo il fenomeno della limitatezza terrena. E perciò noi spieghiamo il pregiudizio religioso del libero cittadino riportandolo alla sua terrena limitatezza.
Non sosteniamo che esso debba sopprimere la propria limitatezza in fatto di religione per sopprimere i suoi limiti terreni; affermiamo invece che esso sopprime la propria limitatezza religiosa, non appena sopprime i suoi limiti terreni.
Marx, Scritti politici giovanili, pag. 362
febbraio 1844
Il sentimento religioso – si capisce – quando è brillo, quando non è sobrio, si considera l’unico bene. Dove scorge il male lo ascrive alla propria assenza, poiché se è l’unico bene, è anche il solo che possa generarlo.
Marx, Scritti politici giovanili, pag. 427
7 agosto 1844
Il “sentimento religioso” è anch’esso un prodotto sociale.
Marx, Engels, Sul materialismo storico, pag. 39
primavera 1845
Nel processo mentale imprigionato dalla religione il prodotto del pensiero non solo pretende ma esercita il dominio sul pensiero stesso.
Marx, Storia Delle Teorie Economiche, vol. 3, pag. 299
agosto 1861–giugno 1863
Produzione capitalistica (…) è essenzialmente cosmopolita, come il cristianesimo. Il cristianesimo è quindi la religione specifica del capitale.
In entrambi non vale che l’uomo. In sé e per sé un uomo vale quanto un altro. Per l’uno tutto dipende dal fatto se egli ha la fede, per l’altro se ha credito. Oltre a ciò, nel primo si aggiunge la grazia, nel secondo il caso, se gli è nato ricco o no.
Marx, Storia Delle Teorie Economiche, vol. 3, pag. 468
agosto 1861–giugno 1863
Se l’uomo ha autonomizzato in forma religiosa il suo rapporto con la propria natura, con la natura esterna e gli altri uomini, a tal punto da essere dominato da queste rappresentazioni, egli ha bisogno del prete e del suo lavoro.
Ma con lo scomparire della forma religiosa della coscienza e dei suoi rapporti, anche questo lavoro del prete cessa di entrare nel processo sociale di produzione. Col prete cessa il lavoro del prete, e così col capitalista cessa il lavoro che egli, qua (in quanto, ndc) capitalista, compie o fa compiere da un altro.
Marx, Storia Delle Teorie Economiche, vol. 3, pag. 511
agosto 1861–giugno 1863
Il riflesso religioso del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura.
Marx, Il Capitale, vol. 1, pag. 111
1867
Gli economisti hanno uno strano modo di procedere. Per essi ci sono soltanto due specie di istituzioni, quelle artificiali e quelle naturali. Le istituzioni feudali sono artificiali, quelle borghesi sono naturali.
In questo assomigliano ai teologi, che anch’essi pongono due specie di religione. Tutte le religioni che non sono la loro, sono invenzioni degli uomini, mentre la propria religione emana da Dio.
Marx, Il Capitale, vol. 1, pag. 113
1867
Come l’uomo è dominato nella religione dall’opera della propria testa, così nella produzione capitalistica egli è dominato dall’opera della propria mano.
Marx, Il Capitale, vol. 1, pag. 680
1867
