Citazione di Marx, argomento Sciopero
Esiste una categoria di filantropi e persino di socialisti che considerano gli scioperi molto pregiudizievoli agli interessi dello “stesso lavoratore” e che cercano soprattutto di scoprire un metodo per assicurare salari medi stabili.
A prescindere dal fatto che il ciclo industriale, con le sue diverse fasi, pone fuor di questione qualsiasi salario medio di questo tipo, io sono convinto, al contrario, che l’alternarsi del rialzo e della caduta dei salari e i continui conflitti tra padroni e operai che ne derivano, sono, nell’attuale organizzazione dell’industria, il mezzo indispensabile per tenere viva la combattività delle classi lavoratrici, per tenerle unite in una sola grande organizzazione contro gli abusi della classe dirigente, e per impedir loro di diventare degli strumenti di produzione patetici, irriflessivi, più o meno ben nutriti. In un tipo di società fondata sugli antagonismi di classe, se si vuole impedire la schiavitù di fatto e non solo a parole, si deve accettare la lotta.
Al fine di apprezzare correttamente il valore degli scioperi e delle coalizioni, non ci si deve lasciare accecare dall’apparente pochezza dei loro risultati economici, ma si devono considerare, prima di tutto, le loro conseguenze politiche e morali.
Senza l’alternarsi delle fasi di  ristagno, prosperità, espansione convulsa, crisi e recessione che l’industria moderna attraversa in cicli periodicamente ricorrenti, con gli alti e bassi dei salari che ne derivano, e con l’incessante lotta tra padroni e operai che s’accompagna da vicino a quelle variazioni di salari e profitti, le classi lavoratrici della Gran Bretagna e di tutta l’Europa si ridurrebbero a essere una massa scoraggiata, irresoluta, logorata e sottomessa, la cui autoemancipazione sarebbe impossibile, non meno di quanto lo sia stata quella degli schiavi dell’antica Grecia e di Roma.

Marx, Engels, Opere Complete, vol. 12, pag. 172/173

1 luglio 1853

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